Esoftalmo (occhi sporgenti) e Orbitopatie

L’Esoftalmo è una sporgenza patologica di uno od entrambi gli occhi. Può essere diretto, quando l’occhio è spostato in avanti, oppure indiretto, quando dislocato anche lateralmente.

esoftalmo

In base alle cause si ha la seguente classificazione:

  • PSEUDOTUMOR: dovuto a patologie che simulano un tumore ma sono di origine infiammatoria. Spesso si tratta di infiammazioni di contiguità, provenienti soprattutto dai seni paranasali, ma talora possono essere dovuti ad infiammazioni aspecifiche e ad infiltrati linfoplasmocellulari non sempre bene inquadrabili. Il trattamento è antiinfiammatorio a base di corticosteroidi o FANS. Una caratteristica di queste forme è la remissione e la recidiva in relazione all’uso dei farmaci.
  • TUMORI ORBITARI: possono essere benigni o maligni. L’argomento è troppo complesso per essere trattato esaurientemente in questa sede. Di solito sono coinvolti anche altri specialisti nella gestione del caso (ORL, neurochirurghi, maxillofaciali).
  • ORBITOPATIA TIROIDEA

Orbitopatia Tiroidea (M. di Basedow, M. di Graves)

L’orbitopatia è una condizione infiammatoria frequentemente associata a disfunzioni della tiroide. Il sistema immunitario, alterato, produce anticorpi contro la tiroide che possono colpire ed infiammare anche altri distretti, come l’apparato visivo. Quando gli anticorpi sono attivi sui tessuti intorno all’occhio si ha l’orbitopatia di Basedow.

SINTOMI: senso di corpo estraneo, occhio secco, occhio sbarrato dovuto a retrazione palpebrale, marcata sporgenza oculare, sofferenza talora molto grave della cornea, diplopia, compromissione dell’equilibrio psichico e disagio sociale. Occorre tener presente che, anche se l’orbitopatia tiroidea si manifesta nella grande maggioranza dei casi nella iperfunzione della ghiandola (ipertiroidismo), si può verificare anche se il paziente è ipotiroideo o normotiroideo.

  • Edema e flogosi degli annessi e danno corneale (edema o subedema)
  • Infiammazione profonda dell’orbita
  • Esoftalmo
  • Otticopatia (sofferenza del nervo ottico) per:

- Stiramento delle fibre nervose (foto)

- Compressione per affollamento orbitario ed ipertensione oculare secondari

TERAPIA

  1. MEDICA: è fondamentale, per quanto possibile, il controllo della funzione tiroidea anche se spesso l’orbitopatia si comporta in maniera indipendente dal compenso ormonale. Nella fase infiammatoria attiva è indicato un trattamento cortisonico per via generale con protocolli basati sulla gravità e l’entità dei sintomi.
  2. RADIOTERAPIA: può essere effettuata in concomitanza con la terapia cortisonica o indipendentemente, anche in questo caso secondo protocolli su misura per il paziente. E’ indicata prevalentemente nei casi di grave infiammazione orbitaria con aumento del volume dei muscoli.
  3. CHIRURGIA: in alcuni casi che non rispondono alla terapia medica o radioterapica può essere necessario il ricorso alla chirurgia. Si deve seguire una scaletta di interventi ben precisa e codificata a livello internazionale.Non sempre è necessario procedere a decompressione orbitaria.Spesso è sufficiente effettuare la chirurgia dei muscoli prima (strabismo) ed eventualmente delle palpebre successivamente.

Qualsiasi intervento chirurgico su un paziente affetto da oftalmopatia tiroidea deve essere eseguito quando la fase attiva è conclusa e la componente infiammatoria è ridotta.

1) DECOMPRESSIONE ORBITARIA: si esegue, in anestesia generale, quando il bulbo è fortemente sporgente e crea problematiche a livello corneale per impossibilita’ di chiudere le palpebre e per stiramento e strozzamento del nervo ottico a livello orbitario, oltre che a problematiche estetiche psicologicamente invalidanti. Ricordiamo che la malattia colpisce prevalentemente il sesso femminile. Poiché la cavità orbitaria può essere considerata di forma piramidale delimitata da pareti ossee non espansibili, ci troviamo davanti ad una condizione nella quale il contenente (l’orbita) ha un volume insufficiente per il contenuto (che risulta aumentato per l’infiammazione sia a livello dei muscoli che della componente grassosa). L’obiettivo dell’intervento è quello aumentare il volume del contenitore (orbita), rimuovendo le pareti ossee. Di solito si rimuovono il pavimento dell’orbita e la parete interna. Nei casi più gravi si esegue una decompressione, coinvolgendo anche la parete laterale. In alcuni casi in cui a livello orbitario è presente solo un eccesso di componente grassosa e l’esoftalmo non e’ eccessivo, può essere sufficiente un intervento di lipectomia, che non richiede la rimozione delle pareti ossee dell’orbita.

La decompressione da’ ottimi risultati e non è particolarmente dolorosa.

2) CHIRURGIA DELLO STRABISMO: poichè nell’Oftalmopatia Tiroidea i muscoli subiscono delle marcate alterazioni di dimensioni ed elasticità può comparire uno strabismo particolarmente grave con conseguente visione doppia (diplopia) e difficoltà del paziente a svolgere le più normali attività quotidiane. In questi casi si esegue un intervento sui muscoli in maniera da ricreare l’ allineamento dei bulbi. L’intervento viene eseguito in anestesia locale, possibilmente con sole gocce anestetiche in modo da poter dosare la correzione chirurgica con la collaborazione del paziente.

3) CHIRURGIA FUNZIONALE DELLE PALPEBRE : se dopo la decompressione e la correzione dello strabismo il bulbo risulti ancora troppo esposto, si deve ricorrere alla chirurgia palpebrale. Ricordiamo che le disfunzioni della tiroide comportano una marcata iperfunzione e retrazione dei muscoli deputati alla apertura della palpebra (muscolo elevatore e muscolo di Muller). La procedura chirurgica consiste nell’indebolimento di questi muscoli in modo che la palpebra possa abbassarsi dell’entità desiderata, in maniera da proteggere l’occhio. Benchè spesso la simmetria fra le due palpebre non sia perfetta il miglioramento anche estetico è molto marcato: il paziente non ha più l’aspetto “ spiritato” dovuto all’occhio sbarrato.

4) CHIRURGIA ESTETICA DELLE PALPEBRE: può essere necessario in alcuni casi eseguire qualche ritocco estetico se richiesto dal paziente al fine di rimuovere l’eccesso di cute o la presenza di borse. Poichè si tratta di tessuti edematosi e spesso anelastici, l’asportazione di tessuto deve essere estremamente prudente.

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