I principali difetti visivi: l’occhio presbite

La presbiopia, (dal greco presbys (πρέσβυς) vecchio e op- (οπ-), radice dei termini riguardanti la vista) è una condizione fisiologica dell’apparato visivo, non appartenente ai difetti di refrazione. È prettamente legata a una perdita di efficienza dell’apparato accomodativo. In particolare, si verifica una perdita progressiva di elasticità del cristallino. Tutti diventano presbiti, ma il disturbo sarà molto diverso a seconda delle condizioni di base. Ad esempio un miope di poche diottrie sarà fortemente favorito nella lettura semplicemente togliendosi gli occhiali. Al contrario un ipermetrope avrà disturbi per vicino molto precocemente perchè allo sforzo già presente nella visione per lontano si aggiungeranno le 2-3 diottrie per la visione ravvicinata. Anche chi non ha difetti visivi (emmetrope) diventa comunque presbite dopo i 42-45 anni. In sostanza si tratta di un “irrigidimento dell’occhio” che non riesce più ad adattarsi alla visione ravvicinata.

Secondo diversi studi, è minore in abitanti delle basse latitudini. Si manifesta con visione sfocata e  annebbiata da vicino, migliorabile allontanandosi da ciò che si osserva o aumentando l’illuminazione.

La correzione avviene con lenti oftalmiche positive o meno negative nei casi dei miopi. Altre soluzioni compensative sono rappresentate dall’utilizzo di lenti a contatto, generalmente di tipo multifocale. La chirurgia refrattiva, con gli ultimi modelli di laser a femto-secondi (FEMTO-LASER) consente con particolari programmi di correggere gran parte della presbiopia semplice e, in contemporanea, l’eventuale presbiopia associata. In alcuni casi di astigmatismo molto elevato, specie dopo i trapianti di cornea, si ricorre tuttora ad incisioni nello spessore corneale in grado di modificare la curvatura più elevata.

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